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Nuove violenze settarie in Siria

Manifestazioni a Suwayda nel 2023

A partire da domenica nel sud della Siria, tribù locali beduine sunnite si sono scontrate con gruppi armati drusi. Non è la prima volta che accade visto che tra le due minoranze è in corso da lungo tempo una faida che ogni tanto si riaccende. Nella provincia di Suwayda, a maggioranza drusa, l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), con sede nel Regno Unito, stamattina contava almeno 250 morti (138 tra le forza combattenti), con 21 “esecuzioni sul campo”. Negli scontri i clan beduini e in seguito le forze governative sarebbero inoltre stati sostenuti da formazioni appartenenti alla galassia jihadista, con simboli sulle divise appartenenti allo Stato Islamico.

Gli scontri hanno provocato l’immediata reazione del governo centrale dell’autoproclamatosi presidente siriano Ahmad al-Shara. Le truppe agli ordini di Damasco hanno rapidamente iniziato a colpire con l’artiglieria Suwayda, per poi entrare in città. Oltre alle esecuzioni sommarie sono stati denunciati saccheggi, profanazioni e l’incitamento all’odio settario nei confronti degli ‘infedeli’ drusi, accuse confermate da diversi video apparsi sui social. Il tutto anche nei villaggi della provincia attraversati dai governativi lungo il loro percorso.

L’avanzata delle truppe governative di Damasco è stata osteggiata da Israele. Il governo di Benjamin Netanyahu ha ordinato alla propria aviazione di bombardare le strade di accesso a Suwayda, colpendo anche alcuni mezzi del nuovo esercito regolare siriano. L’interesse dello Stato ebraico e puramente strategico e c’entra poco con la difesa dei drusi: approfittando della presa del potere di al-Shara lo scorso dicembre dalle alture del Golan occupate dal 1967 l’esercito israeliano ha ampliato il suo controllo di fatto nell’area, creando una ‘zona cuscinetto’ nella Siria meridionale lungo il suo confine nord-orientale.

L’ingresso delle truppe governative è stato accettato dai drusi, come anche il successivo cessate il fuoco proclamato dal governo centrale. Ma Suwayda appare ugualmente devastata e l’esercito regolare potrebbe ora restarci, mettendo fine alla gestione in autonomia della sicurezza nell’area da parte dei drusi, le cui formazioni armate al pari di quelle di altre minoranze (curdi in testa) non sono finora confluite in quelle governative. I nuovi scontri avvengono quattro mesi dopo le violenze settarie ai danni della minoranza alawita lungo le coste del Mediterraneo (oltre 500 vittime civili), alle quali lo scorso 22 giugno si è sommato l’attentato nella chiesa greco-ortodossa di Mar Elias nella capitale Damasco, compiuto da due kamikaze.

Terminati i cinquant’anni di potere della famiglia Assad, non sembrano arrestarsi né il numero di vittime civili, né la repressione. Per la Rete Siriana per i Diritti Umani (SNHR), altro gruppo di monitoraggio indipendente con sede nel Regno Unito che fornisce dati anche a varie agenzie dell’ONU, nella prima metà del 2025 sono state uccise in Siria 2.818 persone, tra cui 201 bambini e 194 donne, con 17 decessi provocati da torture. Soltanto lo scorso mese di giugno sono morti 140 civili, tra cui 10 bambini, 15 donne, una persona a causa delle torture subite. Sempre nella prima metà del 2025 l’SNHR ha inoltre documentato non meno di 658 casi di arresti/detenzioni arbitrarie, dei quali 72 lo scorso mese.

A quanto è dato sapere, i nuovi raid dell’aviazione israeliana nel sud della Siria non hanno al momento sospeso i colloqui tra Tel Aviv e Damasco in corso a Baku, per la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi. Anche se oggi il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che “Israele non abbandonerà i drusi in Siria e applicherà la politica di smilitarizzazione decisa per l’area”, aggiungendo che “se il messaggio non viene compreso”, ovvero se le truppe governative siriane non si ritireranno da Suwayda, i raid della loro aviazione potrebbero intensificarsi.

Il processo negoziale tra Israele e Siria è stato fortemente caldeggiato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’obiettivo è rilanciare gli Accordi di Abramo del 2020 per ampliare la normalizzazione dei rapporti tra lo Stato ebraico e le nazioni arabe, aggiungendo altri Paesi ai già firmatari Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan. Dal rovesciamento di Bashar al-Assad e la presa del potere lo scorso dicembre in Siria di Ahmad al-Shara, gli Usa hanno parzialmente rimosso le proprie sanzioni al Paese e cancellato la taglia di dieci milioni di dollari che pendeva sulla testa del nuovo presidente siriano (allora noto col nome di battaglia di Abu Mohammad al-Jolani), in quanto leader della formazione islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS) ed esponente sia di al-Qaeda, sia dell’Isis.

Red Est/ADP

Nella foto in copertina, blocchi di manifestanti a Suwayda nel 2023 ©Fahed saad kiwan/Shutterstock.com

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