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Per i dazi gli Usa ‘riconoscono’ la giunta birmana

Una immagine di Trump sui Dazi generata dall'intelligenza artificiale

di Alessandro De Pascale

Stop agli aiuti allo sviluppo, in cambio della promozione dei commerci anche con sanguinarie dittature. Tra le lettere ‘fotocopia’ sui dazi, inviate da Donald Trump ai vari governi mondiali, una del 7 luglio è stata indirizzata a “sua eccellenza Min Aung Hlaing”, il generale golpista che il 1° febbraio del 2021 ha preso il potere nell’ex Birmania con un colpo di Stato. “Per me è un grande onore inviare questa missiva”, scrive il presidente statunitense al capo della giunta militare birmana. L’obiettivo è fargli sanare lo squilibrio commerciale tra i due Paesi, anche investendo e producendo merci direttamente negli Usa, pena il dover pagare dazi sui prodotti esportati negli Stati Uniti (nel caso dell’ex Birmania fissati ora da Trump al 40%).

Il generale Min Aung Hlaing non si è ovviamente lasciato sfuggire l’occasione di provare a riallacciare rapporti diplomatici con gli Usa. Anche perché gli Stati Uniti finora non hanno mai riconosciuto la giunta militare birmana al potere, tanto che alla sede diplomatica statunitense di Yangon non è stato nominato nemmeno l’ambasciatore: Susan N. Stevenson è una chargés d’affaires ad interim, ovvero una incaricata d’affari. La risposta dei golpisti birmani a Trump, ottenuta dall’Atlante, firmata da Min Aung Hlaing arriva appena 48 ore dopo.

In quella missiva il capo della giunta birmana prova a giustificare così con Trump il loro colpo di Stato: “Analogamente alle sfide che lei ha affrontato negli Stati Uniti durante le elezioni del 2020, anche noi abbiamo subito gravi frodi elettorali e significative irregolarità”, così “Tatmadaw (l’esercito birmano, nda) ha assunto temporaneamente la responsabilità dello Stato (…) successivamente, alcune agenzie di stampa hanno diffuso notizie false che hanno distorto la situazione, creando e lasciando all’interno della comunità internazionale un’immagine e una percezione negative degli sviluppi politici in corso in Myanmar”.

Nella risposta del capo della giunta birmana, non una parola sulla repressione e sulla guerra civile in corso, ormai giunta al quinto anno: al 31 maggio 6.764 vittime e 29.209 arresti arbitrari, secondo i dati dell’Assistance Association for Political Prisoners (AAPP), con numeri in costante crescita confermati anche dall’Onu. Nessun cenno nemmeno ai continui bombardamenti governativi: l’ultimo risale a venerdì e avrebbe provocato nella città di Sagaing la morte di 23 civili, inclusi bambini. Cui si aggiunge il mancato controllo del territorio: secondo uno studio della BBC nelle mani della giunta sarebbe rimasto a fine 2024 appena il 21% del Paese.

Il generale Min Aung Hlaing non nega “l’instabilità interna”. Sostiene però sia “causata dal traffico di droga, dalle frodi e dalle truffe online e dal contrabbando illegale di armi”. In altre parole dalla criminalità e non dai ribelli che combattono la sua giunta militare. “Negli ultimi cinque anni abbiamo affrontato una serie di sfide senza precedenti”, ammette il generale golpista, ma date a suo dire da “l’impatto complessivo della pandemia da Covid-19 e dai disastri naturali, tra cui un potente terremoto di magnitudo 7,7 a Mandalay, il ciclone Mocha e il tifone Yagi”.

Min Aung Hlaing riconosce “la forte leadership” di Trump “con grande stima”.  Apprezza il suo guidare gli Usa “con lo spirito di un vero patriota, nonché i suoi continui sforzi per promuovere la pace sulla scena globale”. Aggiunge poi che il Myanmar “non ha controversie con nessun altro Paese, Stati Uniti compresi”. Ma soprattutto, chiede “l’allentamento e la revoca delle sanzioni economiche imposte al Myanmar”. Infine, propone agli Usa “aliquote tariffarie comprese tra lo 0% e il 10% sulle esportazioni degli Stati Uniti verso il Myanmar”. Per farlo, “se necessario, siamo pronti a inviare una delegazione di alto livello per negoziare e discutere con le autorità competenti”. Insomma, la giunta militare golpista chiede agli Stati Uniti di riallacciare i rapporti diplomatici tra i due Paesi in nome del reciproco interesse per gli affari.

Per Cecilia Brighi, segretaria dell’associazione Italia-Birmania Insieme, “è molto grave che Trump abbia offerto su un piatto d’argento a un criminale come Min Aung Hlaing, sul quale pende una richiesta d’arresto della Corte Penale Internazionale (CPI), di recuperare visibilità e legittimità internazionale, diventando al pari di Cina e Russia un partner politico e commerciale dalla giunta”.

Nella foto in copertina, una immagine di Trump generata dallintelligenza artificiale (©Shutterstock AI Generator)

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