
di Alice Pistolesi da Santiago del Cile
Dall’omicidio di Camilo Catrillanca, a Santiago del Cile non si fermano dimostrazioni e manifestazioni in sostegno della popolazione originaria Nella capitale sono in molti ad essere determinati a chiedere giustizia e verità per Camillo Catrillanca, il giovane mapuche ucciso dai carabineros cileni il 14 novembre scorso nella comunità di Ercilla nella regione dell’Araucanía, mentre lavorava in campagna su un trattore insieme ad un ragazzo di 15 anni. A molti la morte di Camillo è sembrata una esecuzione in piena regola, precezione che sta provocando reazioni in tutta la comunità.

Il giovane è stato ucciso da un colpo alla nuca. Pare che il proiettile sia della tipologia denominata “cassa di piombo”, che corrisponde all’armamento usato dai carabinieri. In questi giorni inoltre è poi emerso un documento segreto della polizia nel quale sono individuati alcuni obiettivi mapuche della zona di Araucanía. Pare che tra questi nomi ci fosse anche quello del 24enne.

in assetto anti sommossa che schierava un gran numero di mezzi corrazzati. Tra i manifestanti molti mapuche, ma anche molti giovani cileni. Santiago è solidale al popolo originario. Ovunque sventolano le bandiere dei mapuche. “Sappiamo – ci dice una manifestante che per l’occasione vende bandiere – che quando facciamo queste manifestazioni ad un certo punto dobbiamo correre. Sempre ci reprimono. Nonostante questo continuiamo perché far sentire la nostra voce è importante”. Fotoreportage di A. Pistolesi





