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Siria: una fragile tregua

In Siria la tregua è molto fragile, ma c’è. Dopo il cessate il fuoco tra i gruppi beduini e drusi, avvenuto in seguito a un accordo mediato dagli Stati Uniti, è ora in corso l’evacuazione di centinaia di famiglie beduine intrappolate nella città di Suwayda, nel Sud del Paese. Gli scontri tra la minoranza drusa e i clan beduini, iniziati il 13 luglio e durati oltre una settimana, hanno causato la morte di quasi 260 persone e causato 128.571 sfollati, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni delle Nazioni Unite.

Alla violenza settaria Israele ha contribuito lanciando lanciato attacchi aerei contro gli edifici del Ministero della Difesa siriano nel cuore di Damasco e colpendo le forze governative siriane nella provincia di Suwayda, sostenendo di stare proteggendo i drusi, che definisce suoi ‘fratelli’.

Il ministro degli Interni siriano Ahmad al-Dalati ha dichiarato all’agenzia di stampa SANA che il processo di evacuazione consentirà anche ai civili sfollati di Suwayda di fare ritorno, mentre sono in corso gli sforzi per un cessate il fuoco completo. Come riportato da Al Jazeera, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede nel Regno Unito, il cessate il fuoco prevede che i combattenti beduini rilasceranno le donne druse tenute prigioniere e lasceranno la provincia.

Intanto la scorsa settimana il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi, il suo omologo siriano Asaad al-Shibani e l’inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria, Thomas Barak, “hanno discusso della situazione in Siria e degli sforzi per consolidare il cessate il fuoco raggiunto attorno al governatorato di Suwayda per prevenire spargimenti di sangue e preservare la sicurezza dei civili”, secondo quanto riportato in un comunicato del governo giordano. I tre funzionari avrebbero anche concordato “misure pratiche” per sostenere il cessate il fuoco, tra cui il rilascio dei detenuti di tutte le parti e l’invio di forze di sicurezza siriane nell’area.

Ma la violenza settaria in Siria non si è compiuta solo nel mese di luglio. Un comitato governativo incaricato di indagare sugli attacchi ha scoperto che più di 1.400 persone, per lo più civili, sono state uccise nel corso di diversi giorni di violenza settaria nelle regioni costiere della Siria all’inizio del 2025. Il comitato ha affermato di aver identificato 298 sospettati implicati in gravi violazioni durante le violenze nel cuore della regione alawita del Paese, in cui a marzo sono morti almeno 1.426 membri della comunità. Nella relazione del comitato si afferma che non vi sono prove che i vertici militari siriani abbiano ordinato attacchi contro la comunità alawita.

Tutto questo mentre il Paese deve fare ancora i conti con il proprio passato. La corte suprema francese si è infatti detta pronta a pronunciarsi sulla possibilità di revocare l’immunità di Bashar al-Assad, a causa dell’enorme e brutale portata delle prove contenute nelle accuse documentate contro di lui da attivisti siriani e procuratori europei.

di red/Al.Pi

Foto Shutterstock

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