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Proteste, diplomazia e crisi nell’Indonesia di Prabowo

di Emanuele Giordana

In pochi ci hanno fatto caso. Ma in diverse foto di rito della cerimonia di Pechino per il Giorno della Vittoria, accanto a Xi Jinping e Vladimir Putin, c’era Prabowo Subianto, Presidente del quarto Paese al mondo per popolazione e che si è dato fino al 2045 per diventare la quarta potenza economica mondiale. Prabowo è partito per Pechino con la sua capitale in stato d’assedio e voci di una probabile emanazione della legge marziale. Si lasciava alle spalle una decina di morti, una ventina di dispersi, centinaia di feriti e oltre 3000 arresti di cui quasi la metà a Giacarta, la capitale dell’Indonesia dove giovedi scorso una settimana di proteste era arrivata al suo punto più teso dopo che un veicolo della polizia aveva ucciso Affan Kurniawan , un ignaro mototaxi che stava consegnando la sua merce. Travolto il rider, la macchina era fuggita, inseguita dalla folla inferocita mentre decine di foto e video immortalavano una scena diventata virale e che ha innescato, a partire da venerdi scorso, scontri, proteste e incendi di strutture pubbliche con purtroppo un numero di morti reali ancora imprecisato. Migliaia di persone hanno manifestato sino a domenica scorsa a Giava, Sulawesi, Bali, Sumatra in grandi e piccoli centri del grande arcipelago del Sudest asiatico. Poi tutto è tornato a un’apparente normalità.

Visto che una visita di Prabowo venerdi a casa di Affan Kurniawan non aveva calmato le acque e che nemmeno il ritiro della disposizione di aumento dei privilegi ai parlamentari era servita a ridurre le proteste (legate anche alla rivendicazione di un aumento del salario minimo), Prabowo aveva fatto saltare il viaggio a Tianjin per il vertice del Gruppo di Shangai (Sco) e deciso di cambiare strategia ordinando a esercito e polizia di usare la mano pesante contro manifestanti definiti anarchici, terroristi e traditori al servizio di un Paese straniero. Solo quando a Giacarta sono stati schierati lunedi mattina migliaia di soldati (si parla di oltre 70mila mentre la polizia invece non si è fatta vedere) e dopo che studenti, sindacati e associazioni di donne avevano deciso di non affrontarli, Prabowo è partito per Pechino, sicuro – almeno per il momento – di aver vinto la partita su cui aveva anche incassato il plauso del Consiglio degli Ulema, il gotha islamico creato proprio per sostenere il governo di turno. Ma non sembra che la protesta sia finita qui.

Attiva quanto creativa, la variegata società civile indonesiana ha già coniato uno slogan che si è fatto movimento anche se per ora viaggia forzatamente solo sui social network, diffusissimi tra i 280 milioni di abitanti dell’arcipelago. “Negli ultimi giorni – scrive il magazine progressista Tempo – le bacheche dei social sono state invase dalla campagna Brave Pink Hero Green. Molti utenti hanno modificato le loro immagini del profilo per includere queste due tonalità”. “Coraggio rosa e verde eroico” sono la sintesi delle due icone delle proteste di fine agosto. Era rosa l’hijab che Ibu Ana portava quando è stata immortalata per nulla intimidita di fronte alla truppa schierata in assetto anti sommossa. E verde era il colore della blusa della GoJek, compagnia di consegne per cui Affan lavorava. Ed è stato proprio “il movimento Brave Pink Hero Green nato dalle proteste – scriveva ieri il Jakarta Post – a costringere Prabowo e il parlamento a fare marcia indietro sui vantaggi che avevano fatto infuriare gli indonesiani in tutto il vasto arcipelago”. Impensabile che sia già tutto finito.

Mentre gli arresti continuano e la repressione non si ferma, qualcosa però si muove anche ai piani alti, segno di un imbarazzo evidente. E se i ministeri degli Affari Sociali e dei Diritti Umani garantiscono che il recupero delle vittime delle proteste avviene nel rispetto dei principi dei diritti umani, il Consigliere presidenziale per la Difesa Nazionale ha detto che le proteste non giustificano la dichiarazione della legge marziale mentre il suo collega Wiranto sostiene che “molte delle richieste dei manifestanti sono state ascoltate dal presidente”, il ministro dell’Istruzione ha sottolineato che le manifestazioni studentesche dovrebbero essere viste come movimenti pacifici per monitorare il governo, sottolineando che “l’anarchia non è nel DNA degli studenti”. Ma quanto Prabowo Subianto dia davvero ascolto ai suoi sodali nell’esecutivo è tutto da vedere.

In copertina, foto ufficiale a Pechino: Prabowo con Putin

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