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Dossier/ Riconoscere la Palestina: perché il mondo sta cambiando posizione

di Giacomo Cioni

Nell’estate-autunno 2025 si è consumato un cambio di paradigma diplomatico: alcuni tra i più rilevanti Paesi occidentali hanno deciso di riconoscere formalmente lo Stato di Palestina. L’onda è stata guidata da iniziative coordinate – con Regno Unito, Canada, Australia e Portogallo tra i protagonisti più visibili – e annunciata in vista della sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. A seguire, oltre alla Francia, anche Belgio, Lussemburgo, Malta, Principato di Monaco e Andorra hanno confermato il riconoscimento.

Per la comunità internazionale si tratta di un gesto storico: Paesi del G7 e membri chiave dell’Unione Europea hanno rotto il tradizionale consenso e hanno sfidato la politica di non riconoscimento che per decenni aveva caratterizzato l’Occidente. Pur non cambiando automaticamente la situazione sul terreno, il gesto aumenta la pressione diplomatica su Israele e rafforza la posizione politica della Palestina nelle trattative multilaterali.

Parallelamente, l’attenzione mondiale è stata richiamata anche dal nuovo piano di pace statunitense, annunciato dalla Casa Bianca, che disegna un percorso concreto per la stabilizzazione di Gaza e il rilancio delle istituzioni palestinesi. Il piano prevede una zona deradicalizzata e sicura, con la ricostruzione delle infrastrutture, la creazione di un comitato palestinese tecnocratico per la governance della Striscia e l’invio di una forza internazionale di stabilizzazione (ISF). L’obiettivo dichiarato è ridurre la minaccia terroristica, proteggere la popolazione civile e creare condizioni favorevoli a un futuro percorso verso l’autodeterminazione palestinese.

La combinazione tra riconoscimento statuale e iniziative operative concrete è rilevante: per la prima volta, l’Occidente non si limita a dichiarazioni simboliche, ma accompagna il gesto politico a proposte di governance, sicurezza e sviluppo economico, con piani di aiuti coordinati dalle Nazioni Unite e attori internazionali. Il nuovo piano statunitense prevede anche il rilascio di ostaggi e detenuti, la smilitarizzazione di Hamas e la creazione di una zona economica speciale per stimolare investimenti e occupazione.

Questo dossier esplora perché questi riconoscimenti sono rilevanti, quali radici storiche e giuridiche travalicano la singola decisione e quali conseguenze — politiche, giuridiche e strategiche — possono produrre nella geografia della regione. Per capirlo è necessario tornare agli anni Sessanta e agli accordi di Oslo, passando per le ragioni che portarono alla proclamazione dello Stato palestinese nel 1988 e alla trasformazione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) da movimento di liberazione a attore politico internazionale.

*Foto Shutterstock

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