Lettera per Gaza

Di Raffaele Crocco

Le realtà è cruda, quanto il cinismo brutale del governo Netanyahu. Quanto la nostra incapacità di capire cosa accade e di intervenire. La realtà ci racconta che dopo 22 mesi di sterminio, non siamo diventati più buoni. Siamo solo più stupiti e increduli.

Dopo tanto sparare, non ci aspettavamo quel che sta succedendo, non lo immaginavamo possibile. Così, il moto di ribellione del Mondo per quanto sta accadendo a Gaza non è figlio di una migliore comprensione della situazione o di una nuova sensibilità, non è il risultato di un’analisi razionale e giusta sui diritti umani calpestati e sui crimini commessi dagli israeliani. No: è solo l’ennesima, dannata, stupida reazione di pancia.

A farci muovere come la coda tagliata di una lucertola è stato vedere bambini e anziani morire di fame. Ci è sembrato impossibile. Fino a quando morivano di proiettili o di bombe certo, eravamo scandalizzati. Ma, in sostanza, la cosa andava avanti come un rumore di fondo, come un’abitudine, con un suo tram tram fatto di slogan pro o contro la Palestina. Certo, i morti erano già 60mila o più. Certo, era scandaloso quello che il governo israeliano – con l’appoggio, non dimentichiamolo, di buona parte dei cittadini d’Israele – stava combinando, cioè lo sterminio a colpi di fucile e di artiglieria di un intero popolo. Certo, ci pareva impossibile che i nostri democraticissimi governi e le nostre altrettanto democratiche opposizioni non agissero per costringere Israele a smettere. Tutto, però, rientrava nella sfera della normalità, chiuso nell’armadio mentale delle guerre lontane, luogo dove si muore, si sa.

La morte per fame semplicemente non era contemplata. Vedendola in azione, inattesa e spaventosa, i Paesi d’Europa e non solo,  hanno iniziato a gridare allo scandalo. Ora, andiamo per ordine e per verità. Tanti cittadini, tante persone, da subito, sin dall’ottobre del 2023 gridavano per fermare il genocidio targato Israele. Tanti di noi, erano e sono scesi in piazza costantemente, sventolando bandiere e slogan per chiedere ai propri, democratici, governi di fermare quel crimine contro gli umani, di fare qualcosa di concreto per costringere il governo Netanyahu a smetterla di ammazzare bambini anziani, donne e uomini innocenti, dopo aver avviato una pulizia etnica che ora – lo sappiamo, lo hanno ammesso – diventerà definitiva. Tanti avevano fatto sentire la propria voce. Ma i governi democratici d’Europa e del Mondo e spesso anche i partiti all’opposizione – pensiamo ai lunghi mesi di imbarazzata ambiguità di alcuni nostri partiti progressisti –  avevano preferito non ascoltare. Si sono tappati le orecchie. Invece di usare i soliti tappi, hanno finto di non sentire usando manganelli, minacce e menzogne. Hanno picchiato, incarcerato e accusato di razzismo chiunque fosse a favore del popolo palestinese e della sua sopravvivenza. Hanno creato il silenzio, accusando sistematicamente e pubblicamente di antisemitismo chiunque accusasse di genocidio, strage o crimini contro l’umanità il governo di Israele.

Oggi, davanti alle immagini di scheletri che lottano per sopravvivere, di persone uccise a fucilate dall’esercito mentre provano a prendere un pacco viveri, anche i governi democratici d’Europa si sono scandalizzati e hanno reagito. Il lungo elenco di “promesse di riconoscimento dello Stato di Palestina” e il disagio evidente dei governi più filoisraeliani, come l’ottuso governo italiano, sono figlie dello stupore. Certo c’è ancora qualche invasato razzista lombardo che tenta di cambiare le leggi e vuole trasformare ogni lecito e legittimo dissenso nei confronti di Israele in un’accusa di antisemitismo. Ma la maggior parte del Mondo ha cambiato marcia.

Quale sbaglio per Netanyahu: avesse continuato a massacrare i palestinesi a colpi di fucile, tutti avrebbero comunque finto di guardare altrove. Aver scelto di distruggerli con la fame ha scandalizzato i benpensanti e gli ha alienato, almeno per un po’, la simpatia delle democrazie occidentali. 

Peccato che l’orrore resti lì, a Gaza, intatto. Questa improvvisa attenzione per un popolo devastato è tardiva, probabilmente inutile. La soglia della distruzione è stata oltrepassata da tempo. Il 95% della popolazione è stata sfollata, cacciata dalla propria vita, oltre che dalle proprie case. Scuole, ospedali, biblioteche, moschee sono state rase al suolo. I terreni e l’acqua sono contaminati. La morte lenta per fame o malattie è la realtà quotidiana. Il fatto che il Mondo abbia riconosciuto la catastrofe umanitaria non è l’inizio di una crisi. È la presa d’atto della sua fine. Denunciare ora il crimine commesso dal governo israeliano è inutile: Gaza è già stata distrutta.

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