In aula a Roma e Cagliari il caso RWM

In due tribunali italiani si discuterà dei casi legati alla ditta italo tedesca accusata di aver fornito armamenti mortali alla coalizione a guida saudita che dal 2014 combatte in Yemen

Il prossimo 20 dicembre il tribunale di Roma terrà un’udienza per capire se verrà accolta la decisione della pubblica accusa che, per la seconda volta, vuole archiviare il caso RWM Italia S.p.A., la società italo tedesca che produce testate e munizioni di medio e grosso calibro accusata di averle fornite alla coalizione a guida saudita nella guerra in Yemen iniziata nel 2014. Su un altro fronte, il Giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Cagliari ha invece già deciso per il rinvio a giudizio dei vertici di RWM e dei funzionari dei Comuni di Domusnovas ed Iglesias per reati connessi all’ampliamento della fabbrica in quelle municipalità. Ne ha dato notizia il Movimento non violento che, con altri, è stato ammesso come parte civile. Il processo inizierà nel marzo 2023.

La notizia della decisione del Gip di di Roma è stata data oggi in una conferenza stampa, dove erano presenti, con  la legale Francesca Cancellaro,  i responsabili dell’European Center for Constitutional and Human Rights (Ecchr), Laura Duarte, e della Rete Italiana Pace e Disarmo, Francesco Vignarca, che – con la yemenita Mwatana for Human Rights – presentarono nell’aprile 2018 una denuncia penale contro i dirigenti di RWM Italia e alti funzionari dell’Autorità nazionale italiana per l’esportazione di armamenti (UAMA).

Dopo ben due richieste di archiviazione, nel marzo scorso le tre organizzazioni hanno presentato ricorso contro la seconda richiesta di archiviazione. Che ora si discuetrà il 20 dicembre. Nel dare l’annuncio della data hanno spiegato che adesso, nell’udienza del prossimo mese, il tribunale della capitale dovrà decidere se avallare l’archiviazione, se chiedere ulteriori indagini o se si deve invece andare a processo. Ipotesi in cui sperano le tre organizzazioni che denunciarono il caso anche perché finalmente si chiarirebbero definitivamente le responsabilità.

La vicenda riguarda le esportazioni di armi potenzialmente collegate a un raid aereo mortale sul villaggio Deir Al-Ḩajārī l’8 ottobre 2016, un anno dopo che il conflitto era entrato nel vivo. Peraltro, già nel corso delle indagini era emerso come l’anello di sospensione degli ordigni prodotto da RWM Italia (nella foto Ansa in copertina tratta dal sito di Rete Disarmo) e trovato a Deir al-Hajari poteva essere stato esportato nel novembre 2015 dopo che gli organismi Onu, le Ong internazionali e le organizzazioni yemenite avevano documentato ripetute violazioni della coalizione a guida saudita.

(Red/Est/E.G.)

Nel testo una schermata dal sito della RWM

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